13.11.09

UAP AT WORKING WITH NATURE



WORKSHOP: WORKING WITH NATURE, 13 novembre 2009
fiera di Roma, Padiglione 4 - C/38

ingresso Nord Via Portuense 1645-1647
Ingresso Est A.G. Eiffel (traversa Via Portuense)

FRAMMENT-AZIONI

La grande e la piccola dimensione

E’ importante rammentare che quando si parla della città di Roma si sta parlando del più esteso comune italiano e forse anche il più esteso in Europa. La sua dimensione è 6 volte quella della città di Milano; il costruito di Roma, 450 kmq, è 4 volte la superficie di Parigi, 105 kmq; è pressoché equivalente al costruito di Berlino ma con una densità minore ovvero con meno abitanti in un territorio più esteso.
Eppure è composta di piccole parti. Queste parti di costruito sono fortemente frammentate e corrispondono a circa 250 altrettante piccole città. Si tratta di parti isolate fra loro con caratteri molto diversi che hanno una forte identità toponomastica a cui i cittadini fanno riferimento. Si sottolinea inoltre come la dimensione urbana contrasti anche con lo stile di vita dei romani che vivono in media al massimo solo 3 microcittà: dove abitano, dove lavorano e dove fanno la spesa/divertimenti.


Il modello di sviluppo futuro previsto dalla pianificazione di Roma ripropone esattamente il modello delle isole che si collocano per lo più intorno al G.r.a. Colpisce che negli ultimi 15 anni si è costruito l’equivalente di 4 volte la città entro mura Aureliane, nonostante che la popolazione sia in decrescita.



Viene da domandarsi quale sia il risultato e cosa tenga insieme queste realtà così isolate tra loro. Il non costruito costituisce il 67% del territorio comunale. Il vuoto che si configura di conseguenza è frammentato anch’esso. La perdita di paesaggio agrario, ridotto quasi di un quarto, esprime una perdita in termini di qualità e di senso di molte aree. Inoltre questa città risulta essere insostenibile. Un indicatore, pur con tutti i suoi limiti di impostazione e calcolo, che descrive l’impatto ambientale dello stile di vita di una determinata area è l’impronta ecologica. Roma ha una superficie molto estesa e poco densa ma il suo impatto ambientale è pesante e insostenibile con le sue risorse naturali: necessita di 80 volte la sua superficie per soddisfare i consumi dei suoi 2 milioni e mezzo di abitanti. Roma costituisce una vera e propria emergenza ecologica.


Come costruire una città sostenibile attraverso un equilibrato rapporto fra pieni e vuoti?

A nostro avviso vi sono due strategie possibili. Il G.r.a. in quanto luogo di costruzione della città contemporanea rappresenta il confine fra le due realtà esterna ed interna ad esso. La prima, che ha il 72% di territorio non costruito, necessita di una strategia “paesaggistica” dove l’imperativo sia quello di preservare le estensioni di agro romano e quindi la struttura ambientale. Nella seconda, che ha il 45% di territorio non costruito, la strategia invece la potremmo definire di tipo “urbano”.

La domanda è come debba articolarsi una strategia urbana. Una prima risposta è quella di puntare sulla consapevolezza attraverso la partecipazione dei cittadini. I processi partecipativi nel governo del territorio dovranno trovare sempre più spazio, soprattutto nella dimensione "locale" o di quartiere dove possono raggiungere maggiore efficacia.



Una recente esperienza di partecipazione con i cittadini nel Municipio Roma VII, per la realizzazione di un Bilancio Partecipato ci ha permesso di indagare un’area della periferia della città entro il G.r.a. e verificare l’ipotesi fatta. Alcuni primi risultati di questa operazione in corso vedono la selezione da parte dei cittadini di un’opera per quartiere da realizzare a cura del Municipio; l’avvio di un ufficio della partecipazione dal prossimo anno e la ripetizione dell’esperienza sul bilancio partecipato; l’avvio di una progettazione condivisa per un Masterplan del Municipio.


L’obiettivo di più ampio respiro emerso è il desiderio di realizzare un municipio a emissioni zero.


Il Municipio VII, che è un municipio di ridotte dimensioni rispetto alla media cittadina, ha la stessa popolazione della Valle d’Aosta e il solo quartiere di Centocelle ha gli stessi abitanti della città di Siena (peraltro senza avere una piazza del Campo). I diversi quartieri sono, non solo per popolazione ma anche per i caratteri urbanistici una moltitudine di realtà molto diverse fra loro: Centocelle, La Rustica, Alessandrino-Quarticciolo, Tor Sapienza-via Longoni-Casale Rosso e Tor Tre Teste. Il non costruito copre il 42% dell’area del municipio. Ad una prima raccolta di indicazioni sulle aree libere che ha messo in evidenza le risorse in campo (aree verdi, beni culturali di maggiore riferimento, sentieri e percorsi alternativi all’auto) hanno fatto seguito le proposte. Prima fra tutte l’esigenza di avere un elemento di centralità e identità per ciascun quartiere che si è tradotto nella proposta di un parco con attività per quartiere. Un’altra esigenza emersa deriva dal riconoscimento e sistemazione della rete dei percorsi esistenti fra i vari quartieri. Queste insieme alle altre proposte sono state raccolte nella prima stesura di un masterplan. La domanda che sorge è come attuare realisticamente tutto ciò.


Una moltitudine di progetti in attesa di realizzazione caratterizza il territorio5. Progetti importanti non riescono ad attuarsi e la gestione è completamente assente. Questi vuoti frammentati rappresentano allo stesso tempo un problema e una risorsa. Nella lunga attesa che accada qualcosa viene da domandarsi cosa sia possibile fare per contrastare i fenomeni di abbandono e conseguente degrado delle aree interessate.


Una prima risposta sta nell’introduzione e nella frammentazione degli interventi rispondendo ad una dimensione adeguata alla capacità di spesa del livello amministrativo locale (municipio) - nel caso in studio di realizzare opere di 100 mila euro - costruendo organici di progetto autosufficienti.


Una ulteriore risorsa sotto-utilizzata per migliorare la stabilizzazione sociale oltre che rendere attive aree urbane in abbandono è rappresentata dagli usi temporanei. Gli usi temporanei introducono dinamicità (contro lo stallo) e usi misti (arte, cultura, educazione, tempo libero, sport, residenza, commercio, produzione) che offrono opportunità per fasce deboli della popolazione poiché consentono di rischiare con investimenti modesti. La visione di framment-azioni è quella di realizzare isole multifunzionali nel non costruito per l’emergenza ecologica. Si pensa ad una serie di azioni reversibili nel tempo ma capaci di dare un contributo alla perdita di senso che rischia una consistente fetta delle aree libere della città attraverso la realizzazione per esempio di orti urbani, fattorie urbane, sentieri e percorsi alternativi all’auto, aree di pre-verdissement, aree dove installare energia solare, introdurre vasche di fitodepurazione o piantare alberature per aumentare la produzione di ossigeno, realizzare centri di accoglienza, aree gioco per adolescenti e bambini, e via discorrendo.


Una provocazione per tutte: non sarebbe meglio allora avere le pecore che pascolano a Centocelle invece di un’area in abbandono chiusa a tutti?

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